07
marzo

Storia economica e rappresentanza degli interessi al centro della formazione sindacale in FULM

Come da programma, si è tenuta sabato 4 marzo u.s. dalle ore 10.30 alle 13.30, presso la FULM (Fondazione Ugo La Malfa) in via Sant'Anna 13 a Roma, la prima giornata del secondo ciclo della fase sperimentale di formazione politico-sindacale, con due relazioni: "Storia economica dell'Italia, dal dopoguerra ai nostri giorni", relatore l'On. Giorgio La Malfa, cui è seguita una relazione del Sen. Gian Carlo Sangalli su "La rappresentanza degli interessi, dal dopoguerra alla crisi dei corpi intermedi".

Dei nove iscritti - su cui sono gravate tutte le spese di partecipazione - due (Enrico Galli e Marco Poggio) non hanno potuto essere presenti: il primo per concomitanti impegni associativi in Lombardia, il secondo per una improvvisa indisposizione.

Per la prima relazione l'On. Giorgio La Malfa ha tenuto nel debito conto quanto ha avuto modo di illustrare con la lectio magistralis al Convegno ANTLO dell'aprile 2016 presso l'Auditorium del Ministero della salute sulla crisi della Unione Europea e sull'Euro, ma anche quanto fu oggetto della relazione del giugno 2016 sulla "Brexit", nel primo ciclo della fase sperimentale di formazione politico-sindacale.

La relazione è quindi partita dalla ricostruzione post-bellica favorita dal Piano Marshall e da una autorevole classe dirigente nei vari ambiti (istituzionale, politico e sociale) che ha determinato negli anni cinquanta e sessanta ragguardevoli tassi di crescita del PIL in un sistema di economia mista, dove accanto a primarie imprese private esisteva un sistema di partecipazioni statali che ha rappresentato il modello di riferimento per i Paesi europei.

A tale fase - che ha consentito all'Italia di uscire da una situazione di arretratezza non solo economica ma anche sociale e culturale, tanto da far affermare a Giorgio Amendola che in venti anni l'Italia aveva fatto più progressi che nei precedenti secoli - non è seguita una fase di soluzione dei problemi strutturali ma un periodo di crisi, causata da fattori esterni (crisi petrolifera - fine del sistema dei cambi fissi stabiliti a Bretton Woods nel 1944) ma anche da fattori interni (eccesso di spesa pubblica e malgoverno delle partecipazioni statali con l'ingerenza dei partiti).

Gli anni settanta si sono quindi caratterizzati per tassi di inflazione particolarmente alti e tassi di crescita particolarmente bassi.

Salvo un breve periodo di congiuntura favorevole negli anni ottanta, a livello internazionale la caduta del muro di Berlino e il venir meno del pericolo comunista, ma anche i timori che suscitava la riunificazione tedesca e - a livello nazionale - "mani pulite" e la crisi della "prima Repubblica", hanno contribuito non poco a ricercare nella moneta unica UE la garanzia di un sistema economico che garantisse ad un tempo democrazia e benessere.

Per la prima volta nella Storia, comunque, la moneta unica non ha seguito l'unità politica (come avvenuto con l'unità d'Italia nella seconda metà dell'ottocento) ma l'ha anticipata, con ferree regole da osservare stabilite nei primi anni novanta con il Trattato di Maastricht.

L'On. La Malfa ha concluso la relazione illustrando quanto ha definito come "la trappola del debito" dove la questione cruciale, per l'Italia, è rappresentata dal rapporto fra Debito Pubblico e PIL (Prodotto Interno Lordo).

Se infatti si aggredisce il Debito Pubblico destinando quote rilevanti del PIL al suo rientro, l'Economia si deprime e lo stesso Debito tende paradossalmente ad aumentare.

Se invece si adottano politiche espansive in grado di favorire la domanda, aumenta ovviamente il PIL ma il Debito Pubblico, almeno all'inizio, tende ad aumentare.

Una vera e propria trappola per un Paese come l'Italia che ha un Debito ormai stabilizzato oltre il 130% del PIL e tassi di sviluppo intorno all'1%, fra i più bassi dell'UE.

Su quest'ultimi temi, sono stati distribuiti un paio di articoli dell'On. La Malfa pubblicati nei mesi scorsi, le cui copie vengono pubblicate in allegato.

Puntuale, alle ore 12.00, ha iniziato la propria relazione su "La rappresentanza degli interessi, dal dopoguerra alla crisi dei corpi intermedi" il Sen. Gian Carlo Sangalli che ha tenuto a precisare - a premessa - che la rappresentanza degli interessi da sempre, da quando l'Uomo ha voluto organizzare la società di appartenenza, ha avuto modo di esprimersi.

A tal fine il Sen. Sangalli ha citato l'esperienza della Lega Anseatica che, nel nord Europa ed in particolare nel Baltico, disponeva addirittura di un proprio esercito e di una propria flotta per tutelare gli interessi commerciali delle città aderenti, ma anche la Camera dei Fasci e delle Corporazioni che durante il Fascismo istituzionalizzò la rappresentanza degli interessi.

In Italia, la rappresentanza degli interessi dal dopoguerra ha teso da un lato a rifuggire dal modello corporativo di matrice "fascista" per configurarsi come rappresentanza generale di interessi collettivi e, dall'altro, è andata configurandosi anche come portatrice di valori e ideali politici seguendo così l'evoluzione del quadro politico-istituzionale di riferimento.

A tal riguardo, interrotta con il 1948 l'esperienza dei Governi "unitari" di stampo CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) fra le diverse forze politiche (cattolica, social-comunista, laica e liberale) nella stessa rappresentanza degli interessi nei diversi settori (industria, commercio, agricoltura, artigianato, lavoro dipendente) si sono organizzate diverse associazioni/confederazioni ed all'interno delle stesse hanno convissuto diverse componenti ideali e politiche.

Pur rappresentando interessi specifici, tali associazioni/confederazioni/sindacati hanno sempre inquadrato tale funzione nell'ambito degli interessi generali del Paese, sino ad arrivare - agli inizi degli anni novanta - a surrogare i partiti entrati in crisi, nel concertare con le Istituzioni (Governo e Parlamento) quella politica dei redditi che ha consentito al Paese di superare una profonda crisi economica e rimanere agganciata all'Europa ed ai Paesi più industrializzati.

La rappresentanza generale di interessi collettivi ha così connaturato il ruolo di "corpi intermedi" fra le Istituzioni e la società, per ammortizzare le spinte più corporative, cercando di coniugare gli interessi specifici nel quadro della difesa degli interessi generali.

Ruolo e funzione che però sono entrati in crisi con l'avvento di una "concezione leaderistica" della politica, dove il "leader" cerca il dialogo e la rappresentanza diretta delle istanze della società senza "corpi intermedi", mentre si legittima anche culturalmente la presenza e l'attività delle lobbies, poco inclini a farsi carico degli interessi generali e più portate a rappresentare interessi specifici.

Il Parlamento, e più in generale tutte le Istituzioni, sono così costretti oggi sempre più a interloquire con i portatori di interessi specifici che non necessariamente sono interessi di categoria, ma sono interessi anche e soprattutto di singole aziende.

Al termine delle due relazioni, sono state poste ai relatori alcune domande dai partecipanti il cui feed back dell'esperienza vissuta è stato oltremodo positivo.

Si terrà ovviamente conto delle considerazioni di tutti i partecipanti per il successivo incontro formativo di sabato 1 aprile che avrà al centro le questioni attinenti il sistema dentale italiano, mentre si va profilando la volontà di organizzare un terzo incontro formativo, avente per oggetto materie più specifiche riguardanti la categoria per completare un percorso formativo in grado di consentire agli organi associativi di presentare al congresso politico di ottobre un programma di formazione ANTLO già "testato".

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