19
gennaio

Payback sui dispositivi medici. Palla deviata in calcio d'angolo

La famigerata vicenda del Payback , consistente nella richiesta di rimborso da parte delle Regioni nei confronti delle Aziende fornitrici di dispositivi medici , purtroppo ha interessato ed interessa anche un certo numero di laboratori odontotecnici.
Questi rimborsi sono collegati ad una complessa e risalente normativa di settore che, in caso di sfondamento dei tetti di spesa sanitaria regionale, prevede il rimborso in percentuale a carico delle aziende fornitrici di Dispositivi Medici.
Con l’emanazione del “D.L. Aiuti – bis” il Governo ha disposto le procedure di ripiano per lo sfondamento dei tetti di spesa sanitaria relativi alle annualità dal 2015 al 2018.
Complessivamente i rimborsi richiesti dall’amministrazione pubblica ammontano ad oltre 2 miliardi di euro, ed anche i laboratori odontotecnici purtroppo sono stati destinatari di tali richieste di quote a rimborso.
A fronte delle proteste conseguenti a questo provvedimento, lo scorso 11 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un ulteriore Decreto Legge che ha prorogato fino al prossimo 30 aprile 2023 il termine di scadenza per i fornitori per effettuare il “Payback” in favore delle Regioni.
Tuttavia il rinvio è sembrato come il classico “pannicello caldo” a fronte di una grave patologia del sistema.
È pur vero che nel frattempo il Governo valuterà l'andamento economico e sulla base di quanto emergerà potrebbe decidere di innalzare il tetto della spesa sanitaria, eventualmente riconsiderando i criteri per il saldo e anche prevedendo eventuali sconti per le imprese interessate, ma la problematica rimane grave e seria.
Dato che la reazione dei soggetti in causa e delle loro rappresentanze è stata forte, era prevedibile l’approvazione di una proroga, almeno per non esasperare ulteriormente gli animi. Tuttavia urgono provvedimenti definitivi a garanzia di una categoria di aziende fornitrici che dal 2015 ad oggi ha consentito al comparto sanità in Italia di “funzionare” .
Invece, oggi si chiede a chi ha fornito beni e servizi al comparto sanitario di accollarsene pro quota i costi, a dispetto dei bandi pubblicati ed aggiudicati ed alle gare vinte.
Pertanto Antlo, in quanto affiliata a Confcommercio Professioni, insieme alle associazioni di rappresentanza dell’Industria dell’Artigianato e del Commercio, è certamente allineata per un’adeguata soluzione negoziata sul “Payback”.
Si tratta di mettere mano urgentemente ad una normativa che di fatto ha sancito l’incapacità delle istituzioni a far fronte alla spesa sanitaria e che ha messo in luce tutte le mancanze dello Stato e delle Regioni in ambito di gestione della spesa stessa.
In mancanza, la normativa attuale produrrebbe un impatto devastante sui bilanci delle imprese fornitrici del sistema sanitario, mettendo a rischio di sopravvivenza prima di tutto quelle di minori dimensioni e di modeste capacità economiche.
La proroga del termine di scadenza è sicuramente un fatto positivo, ma limitarsi a spostare in avanti un problema non lo risolve, e quindi Antlo chiede al Governo ed al Parlamento di voler riconsiderare la problematica e fornire una risposta più equa e soddisfacente alle giuste rimostranze delle imprese italiane già in difficoltà a causa della pandemia prima e degli aumenti dei prezzi a causa di tutte le vicende economiche che sta attraversando il Paese.
Il coro di dissenso su questa questione non può essere ignorato ed Antlo, in qualità di associazione dei titolari di laboratorio odontotecnico, rivendica la necessità di ripensare il meccanismo del “Payback”.

 

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