07
dicembre

Danno estetico e responsabilita’ dell’odontotecnico

Il ricorso alla chirurgia estetica in Italia è in forte ascesa, secondo le statistiche nel 2021 si sono raggiunti quasi 300.000 interventi di chirurgia plastica in senso stretto ed oltre 380.000 terapie mediche “non invasive” comunque riconducibili alla correzione di un “difetto” estetico.
D’altronde, questi dati sono in forte ascesa, e le stime più accreditate parlano di tassi annui di incremento con numeri a due cifre …
Anche nel settore odontoiatrico la richiesta di terapie mediche meramente estetiche è in forte aumento per accontentare un pubblico di “pazienti” sempre più interessato a questo tipo di prestazioni.
Specificamente il settore dell’estetica dentale registra un fatturato annuo superiore ai due miliardi di euro, con il Nord del Paese saldamente in testa per questa tipologia di spese mediche, con oltre un milione di euro annui spesi, ed un corrispondente tasso di crescita pari al 6% circa.
Per inciso, si evidenzia che il pubblico dei giovani e degli adolescenti, in proporzione, è quello maggiormente interessato a questa particolare tipologia di terapie mediche ad impatto estetico.
L’aumento del ricorso a queste terapie, genera un fisiologico aumento dell’aliquota degli “insuccessi”, che comporta un consequenziale incremento del contenzioso legale.
In dottrina [cfr. A. De Introna – M. Tonelli, Casistica in tema di responsabilità odontoiatrica ed aspetti giurisprudenziali, in Tagete – Rivista di medicina legale ed odontoiatria, 13/07/2022, https://www.legis-studio.it/casistica-in-tema-di-responsabilita-odontoiatrica-ed-aspetti-giurisprudenziali/] è stato evidenziato che “Prevalentemente sfociano in contenzioso le attività terapeutiche particolarmente costose ed a rilevante valenza estetica, quali protesi ed implantologia”.
Pertanto, a fronte di pazienti sempre più esigenti ed in cerca di risultati estetici molto performanti (c.d. effetto “WOW”), la delusione per il risultato di un “modesto” miglioramento conseguito, o addirittura, nei casi più gravi, per il peggioramento lamentato, spesso determina l’insorgere di un successivo contenzioso legale.
 In casi del genere, come sottolineato in passato, il consenso informato correttamente prestato dal medico al paziente gioca un ruolo ancora più importante.
Considerato che “il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura (art. 1, comma 8 L. 219/17)” [cfr. Guida per l’Odontoiatra – La corretta informazione ed il consenso del paziente in implantologia, Progetto culturale IAO CAO 2020, premessa pag.4], e che “l’informazione trasferisce al paziente il rischio, non la responsabilità. Tuttavia una inesatta rappresentazione del rischio riporta alla responsabilità del medico” [ibidem], senza dimenticare che “la corretta informazione non esime l’odontoiatra dalla responsabilità conseguente a errori nella diagnosi, nella formulazione del piano di trattamento, nell’esecuzione delle procedure chirurgiche e protesiche, nei controlli periodici e nella terapia di mantenimento” [ibidem].
Orbene, reso edotto il paziente di tutte queste informazioni sulla terapia medica (con obiettivi estetici) da intraprendere, deve sostanzialmente concordarsi con la dottrina precedentemente citata secondo la quale in odontoiatria appare quanto meno anacronistica la tradizionale bipartizione fra obbligazioni di mezzi e obbligazioni di risultato.
I menzionati autori hanno anche evidenziato che “in generale, per la loro specifica natura, le prestazioni fornite nell’attività sanitaria rientrerebbero nelle obbligazioni di mezzi in quanto il medico non può, con il proprio operato, assicurare al paziente la guarigione, potendo viceversa impegnarsi affinché gli vengano fornite le adeguate cure. Il ramo odontoiatrico, in particolare, rappresenta un’eccezione a tale regola in quanto, in taluni casi, le obbligazioni assunte dall’odontoiatra assumono la qualità di obbligazioni di risultato, specie nei casi in cui il professionista si sia impegnato, nei confronti del paziente, al raggiungimento di un determinato risultato utile (estetico)” [cfr. A. De Introna – M. Tonelli, Casistica in tema di responsabilità odontoiatrica ed aspetti giurisprudenziali, in Tagete – Rivista di medicina legale ed odontoiatria, 13/07/2022, …].
Specificandosi che “l’operato del sanitario non consterebbe mai nella mera installazione della protesi bensì nella più ampia attività di diagnosi della situazione del paziente, della scelta terapeutica, dell’applicazione della protesi, dei controlli successivi sull’andamento della cura e della protesi stessa” … e che nel caso in cui il paziente dovesse sindacare l’adeguatezza e la conformità al contratto delle prestazioni odontoiatriche ricevute “La valutazione dovrà quindi avvenire, caso per caso, secondo il principio non codificato “res ipsa loquitur”, ossia avendo riguardo all’impegno “concretamente” assunto dal professionista nei confronti del paziente. Tale processo di “oggettivizzazione della prestazione”, attuato ogni qualvolta ci sia un’espressa pattuizione medico/paziente che abbia garantito a quest’ultimo il conseguimento di uno specifico risultato, fa sì che l’obbligazione del professionista si trasformi da obbligazione di mezzi ad obbligazione di risultato. In tal caso, sarà il paziente a dover fornire una rigorosa e qualificata prova dell’accordo precedentemente preso con l’odontoiatra, volto allo specifico raggiungimento di un dato obiettivo” e che quindi imponga il risarcimento dei danni eventualmente causati.
Evidentemente, quando al risultato estetico viene presupposta anche una ineliminabile necessità funzionale dell’essere umano, quale ad esempio quella della masticazione, entrano in gioco anche altre considerazioni che possono involgere la responsabilità medica, ed infatti la giurisprudenza chiamata a pronunziarsi al riguardo ha sostenuto che “i lavori di implantologia effettuati dal medico curante” che “siano stati non solo inutili, ma anche censurabili sotto il profilo della diligenza medica, nonché causativi di un aggravamento delle condizioni di salute della persona” impongono di dover riconoscere una “responsabilità contrattuale ascrivibile a comportamento negligente del medico e di causalità giuridica” [cfr. Cass. III Sez. Civ., Sent. 20/11/2019 – 26/02/2020, n°5128].
In quest’ottica “<<estetica>> e <<cura>> appaiono essere i termini del labile confine in virtù del quale poter risolvere le singole fattispecie di contenzioso. Con specifico riferimento al trattamento protesico, onde evitare di incorrere in responsabilità, sarà quindi necessario che l’odontoiatra: installi dispositivi medici su misura e realizzati a regola d’arte e che sia dotato della documentazione clinico/biologica, meccano/metodologica e merceologica del dispositivo protesico” [cfr. A. De Introna – M. Tonelli, Casistica in tema di responsabilità odontoiatrica ed aspetti giurisprudenziali, in Tagete – Rivista di medicina legale ed odontoiatria, 13/07/2022, …].
L’ampia casistica del contenzioso registrato in campo estetico/odontoiatrico viene in primo luogo ricollegata alla macro-area della “inadeguata progettazione o realizzazione protesica”.
In tali evenienze, le pronunce di condanna che accertano una responsabilità medica possono presupporre anche il coinvolgimento dell’odontotecnico per quanto di ragione.
Specificamente, la dottrina menzionata ha esaminato il caso di “insuccesso tecnico” cioè riconducibile alla “rottura della protesi dovuta, ad esempio, a difetti tecnici di costruzione durante la fase della lavorazione del dispositivo in laboratorio”, e quindi ci sarà una responsabilità dell’odontotecnico nel caso di “errori riconducibili ad errata esecuzione nelle fasi di costruzione (errore tecnico: fusione, saldatura, preparazione parti estetiche) che non siano verificabili dal dentista, con le normali operazioni di controllo”.
Gli studiosi suindicati concludono la loro esposizione con la considerazione secondo la quale “quando si verificano contestualmente insuccessi tecnici e biologici\funzionali, la responsabilità sarà solidale tra odontotecnico ed odontoiatra e proporzionale alla rispettiva colpa. Per aversi responsabilità dell’odontotecnico ed obbligo di risarcimento da fatto illecito a suo carico (art.1228 c.c.), quindi, devono essere presenti difetti tecnici di costruzione ed utilizzazione di materiali, i difetti non devono essere stati individuati dal dentista durante i controlli clinici (i difetti riconoscibili da parte del dentista liberano da responsabilità l’odontotecnico), non devono sussistere prove in merito ad interventi correttivi effettuati dal dentista (modifiche alla protesi) e non devono essere decorsi i termini prescrizionali dal momento della consegna della protesi (dieci anni). In ogni caso l’odontotecnico sarà ritenuto responsabile del danno per quanto attiene al risarcimento in termini di spese per il rifacimento della protesi (danno emergente) e non per il danno biologico”.
Anche per il danno estetico rimane fermo il principio secondo il quale è al professionista abilitato alla terapia odontoiatrica ed al trattamento protesico del paziente, in quanto responsabile della concezione ideale e globale del lavoro protesico destinato ad uno specifico individuo, ad essere affidato un ruolo “guida” nell’ambito della terapia medica complessivamente considerata.
La figura dell’odontotecnico rimane quindi ancillare in tale contesto, senza spazi tali da poter poter assurgere – di norma – ad un ruolo di aspirante protagonista nell’individuazione dei soggetti responsabili di eventuali danni anche estetici.
In ogni caso, l’odontotecnico che fabbrichi un dispositivo medico su misura sia inserito in un trattamento terapeutico con finalità prettamente estetiche dovrà riservare una cura particolare alla documentazione da redigere e conservare.
Poter disporre della prova scritta (con un documento proveniente dall’odontoiatra) che indichi in maniera analitica tutte le caratteristiche fondamentali e tutti i dettagli caratterizzanti del dispositivo medico su misura al fine del raggiungimento del risultato estetico prefissato, è fondamentale.
Infatti, in caso di “insuccesso estetico” qualcuno dovrà farsi carico anche degli oneri per il rifacimento del lavoro (già realizzato) dell’odontotecnico … ed in questi casi … si sa, dover “discutere” con l’odontoiatra è sempre antipatico …
 
A cura Dell'Avv. Gianfranco Manzo
Consulente legale ANTLO

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