02
febbraio

DDL Lorenzin: pubblicato in GU, alcune necessarie considerazioni

Quanto finora conosciuto come DDL Lorenzin (Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute), approvato dalla Camera dei Deputati il 25 ottobre 2017 ed al Senato in via definitiva il 22 dicembre 2017, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31.1.2018 come Legge 11 gennaio 2018, n. 3.  Le norme ivi contenute entrano in vigore il 15 febbraio 2018.

Il testo pubblicato dalla G.U. consta di 18 articoli e 30 pagine (da pag. 10 a pag. 40 della GU), di cui le prime 14 contengono i citati 18 articoli e le restanti 16 pagine alcune note integrative.

Gli articoli interessanti specificatamente gli odontotecnici sono l’art. 6 (pag. 19 della GU) concernente “La modifica dell’articolo 5 della legge 1 febbraio 2006, n. 43 (Disciplina delle professioni sanitarie)” e l’art. 12 (pag. 22 della GU) concernente “Esercizio abusivo di una professione” che negli 8 commi in cui si articola prevede modifiche alle precedenti sanzioni del Codice Penale relativamente all’abusivismo, al prestanomismo e all’abusivismo di un arte ausiliaria delle professioni sanitarie.

Alcune considerazioni di merito che ribadiscono quanto già pubblicato su questo sito nelle scorse settimane.

ANTLO esprime un giudizio positivo su quanto approvato con l’art. 12 in merito all’introduzione delle sanzioni per il prestanome, di gran lunga superiori a quelle previste per l’esercizio abusivo di una professione, e per l’esercizio abusivo di un arte ausiliaria delle professioni sanitarie.

 

Art. 12.      Esercizio abusivo di una professione

1 .L’articolo 348 del codice penale è sostituito dal seguente:   «Art. 348    (Esercizio abusivo di una professione).    — Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000. L a condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente Ordine, albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata. S i applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo».

2  . All’articolo 589 del codice penale, dopo il secondo comma è inserito il seguente:   «Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni».  

3. All’articolo 590 del codice penale, dopo il terzo comma è inserito il seguente:   «Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime è della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni».

4  . Il terzo comma dell’articolo 123 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, è sostituito dal seguente:  « La detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti nella farmacia è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.500 a euro 3.000, se risulta che, per la modesta quantità di farmaci, le modalità di conservazione e l’ammontare complessivo delle riserve, si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio». 

 5. Il primo comma dell’articolo 141 del testo unico delle leggi sanitarie, di cui al regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, è sostituito dal seguente:   «Chiunque, non trovandosi in possesso della licenza prescritta dall’articolo 140 o dell’attestato di abilitazione richiesto dalla normativa vigente, esercita un’arte ausiliaria delle professioni sanitarie è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.500 a euro 7.500».

6 . All’articolo 8, comma 2, della legge 3 febbraio 1989, n. 39, le parole: «siano incorsi per tre volte» sono sostituite dalle seguenti: «siano già incorsi». 

7. Alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, dopo l’articolo 86  -bis    è inserito il seguente:   «Art. 86  -ter      (Destinazione dei beni confiscati in quanto utilizzati per la commissione del reato di esercizio abusivo della professione sanitaria).    — 1. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice per l’esercizio abusivo di una professione sanitaria, i beni immobili confiscati sono trasferiti al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, per essere destinati a finalità sociali e assistenziali».  8. Al comma 2 dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, dopo le parole: «delle professioni sanitarie» sono inserite le seguenti: «e relative attività tipiche o riservate per legge».  

Provvedimenti, questi fortemente voluti da ANTLO in una lunga battaglia solitaria durata ben 3 anni e sostenuti nelle varie audizioni nelle diverse Commissioni Parlamentari.

ANTLO esprime un giudizio negativo sull’art. 6 circa le modifiche introdotte all’art.5 della legge 1 febbraio 2006, n, 43 che peggiora non poco l’iter di approvazione del profilo, visto che introduce un nuovo passaggio nel comma 1 (la richiesta al Ministero di avviare l’iter di approvazione del profilo) e soprattutto nel comma 2 “il parere tecnico-scientifico del Consiglio Superiore di Sanità” al posto del “parere di una apposita commissione istituita nell’ambito del CSS” come recitava l’art. 5 della legge 43/2006. Nel secondo caso, come successo nel 2007, era prevista la presenza di rappresentanti degli odontotecnici nell’apposita Commissione, con la modifica apportata sarà solo il CSS a dare il parere, CSS che attualmente non vede “amici” degli odontotecnici.

 

Art. 6.      Modifica dell’articolo 5 della legge 1º febbraio 2006, n. 43

1  L’articolo 5 della legge 1º febbraio 2006, n. 43, è sostituito dal seguente:   «Art. 5    (Individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie).    — 1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive dell’Unione europea ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già riconosciute, ovvero su iniziativa delle associazioni professionali rappresentative di coloro che intendono ottenere tale riconoscimento. A tal fine, le associazioni interessate inviano istanza motivata al Ministero della salute, che si pronuncia entro i successivi sei mesi e, in caso di valutazione positiva, attiva la procedura di cui al comma 2.  2. L’istituzione di nuove professioni sanitarie è effettuata, nel rispetto dei princìpi fondamentali stabiliti dalla presente legge, previo parere tecnico-scientifico del Consiglio superiore di sanità, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.  3. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale, l’ambito di attività di ciascuna professione, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, è definito l’ordinamento didattico della formazione universitaria per le nuove professioni sanitarie individuate ai sensi del presente articolo.  4. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni sanitarie avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse».  

Per ovviare a queste due modifiche in pejus presentati e approvati rispettivamente alla Camera dall’on. Rondini il 25 ottobre u.s. e dal sen. Volpi il 22 dicembre.

Così mentre altri si dilettavano a presentare altri Ordini del Giorno che nulla avevano a che fare con il merito del provvedimento, tendendo solo a far fuori dai tavoli istituzionali altre associazioni, ANTLO si preoccupava solo ed esclusivamente della categoria e delle sue novantennali aspirazioni.

Di seguito pubblichiamo i due Ordini del Giorno soprattutto per coloro che si ritrovano “ciechi” non per supposte responsabilità altrui, ma per la propria arrogante, incommensurabile ignoranza.

Ordine del Giorno 9/3868-A/10. on. Rondini (LN)

Approvato dalla Camera il 25.10.2018 in sede di approvazione definitiva del DDL Lorenzin

La Camera, premesso che:

l'attività di odontotecnico è tuttora regolamentata da un Regio Decreto del 1928. In diverse occasioni la categoria ha cercato con difficoltà di adeguare la disciplina della loro attività, sino al febbraio 2000, quando su istanza delle Associazioni Odontotecniche, il Ministero della salute avviò la procedura prevista dal decreto legislativo n. 502 del 1992 che aveva già regolamentato ventidue altre professioni sanitarie;

    nell'aprile 2002, il Consiglio di Stato, ultimo passaggio prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, rinviò lo schema di profilo - che peraltro aveva riscosso il parere favorevole della FNOMCeO oltre a quello del Consiglio Superiore di Sanità - al Ministero della salute per l'intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione che, come noto, assegna alla legislazione concorrente fra Stato e regioni la disciplina delle professioni;

    nel gennaio 2006, seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, il Parlamento licenziò la legge n. 43 del 2006 sulle professioni sanitarie che all'articolo 5 disciplina l'iter di approvazione;

    nel luglio 2007, lo schema di profilo della figura di odontotecnico ha avuto - per la seconda volta - il parere favorevole dell'apposita commissione istituita presso il Consiglio Superiore di Sanità, ma nonostante il parere favorevole di tutti i Ministri della salute succedutisi, il testo di profilo non ha mai visto completato l'iter di approvazione,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di attivarsi affinché nell'attuazione delle modifiche all'articolo 5 della legge 1o febbraio 2006, n. 43, siano salvaguardati gli atti già compiuti per il riconoscimento della figura di odontotecnico sia nel 2000 nel percorso previsto dal decreto legislativo n. 502 del 1992, sia nel 2007 nel percorso previsto dalla legge n. 43 del 2006, in ordine sia alla volontà espressa dal Ministero della salute di avviare l'iter di approvazione, sia al parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità che in materia si è già espresso favorevolmente ben due volte.

Ordine del Giorno n. G6.200 al DDL n. 1324-B  sen. Volpi

Approvato il 22 dicembre 2018 in sede di approvazione definitiva del DDL Lorenzin

Il Senato, premesso che:

            l'attività di odontotecnico è tuttora regolamentata da un Regio Decreto del 1928. In diverse occasioni la categoria ha cercato con difficoltà di adeguare la disciplina della loro attività, sino al febbraio 2000, quando su istanza delle Associazioni Odontotecniche, il Ministero della salute avviò la procedura prevista dal decreto legislativo n. 502 del 1992 che aveva già regolamentato ventidue altre professioni sanitarie;

            nell'aprile 2002, il Consiglio di Stato, ultimo passaggio prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, rinviò lo schema di profilo - che peraltro aveva riscosso il parere favorevole della FNOMCeO oltre a quello del Consiglio Superiore di Sanità - al Ministero della salute per l'intervenuta modifica del Titolo V della Costituzione che, come noto, assegna alla legislazione concorrente fra Stato e regioni la disciplina delle professioni;

            nel gennaio 2006, seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, il Parlamento licenziò la legge n. 43 del 2006 sulle professioni sanitarie che all'articolo 5 disciplina l'iter di approvazione;

            nel luglio 2007, lo schema di profilo della figura di odontotecnico ha avuto - per la seconda volta - il parere favorevole dell'apposita commissione istituita presso il Consiglio Superiore di Sanità, ma nonostante il parere favorevole di tutti i Ministri della salute succedutisi, il testo di profilo non ha mai visto completato l'iter di approvazione,

        impegna il Governo a valutare l'opportunità di attivarsi affinché nell'attuazione delle modifiche all'articolo 5 della legge 1º febbraio 2006, n. 43, siano salvaguardati gli atti già compiuti per il riconoscimento della figura di odontotecnico sia nel 2000 nel percorso previsto dal decreto legislativo n. 502 del 1992, sia nel 2007 nel percorso previsto dalla legge n. 43 del 2006, in ordine sia alla volontà espressa dal Ministero della salute di avviare l'iter di approvazione, sia al parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità che in materia si è già espresso favorevolmente ben due volte.

Con questi due Ordini del Giorno le aaoo - e sicuramente ANTLO – potranno richiedere di riprendere l’iter di approvazione del profilo dal parere positivo dell’apposita Commissione in seno al CSS rilasciato l’11 luglio 2007 il cui testo fu giustamente integrato dal Ministero in alcune parti riguardanti la progettazione tecnica e la progettazione clinica del dispositivo, evitando così i pericoli delle modifiche apportate all’art. 5 della Legge 43/2006.

Ribadiamo ancora una volta, sempre per i soliti “ciechi” per arrogante, incommensurabile ignoranza, che il DDL Lorenzin, essendo una Legge approvata dal Parlamento, non era e non poteva essere la sede che poteva disciplinare il nuovo profilo dell’odontotecnico, così come non ha affatto disciplinato il profilo dell’osteopata e del chiropratico.

Rimane infatti purtroppo in vigore il “famigerato” Titolo V della Costituzione introdotto nel 2001 che prevede anche per le professioni la cosiddetta legislazione concorrente Stato-Regioni come previsto dalla Legge 43/2006.

Siamo inguaribili ottimisti e speriamo nei miracoli, speriamo infatti che anche i “ciechi” per arrogante, incommensurabile ignoranza possano alfine comprendere qualcosa da quanto sopra riportato.

A tal proposito riportiamo quanto pubblicato recentemente in un post di un amico a proposito delle elezioni

“Eliminando i milioni di elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto”, scrive sul Washington Post David Harsanyi, giornalista e scrittore americano. Secondo Harsanyi, “se non hai la minima idea di ciò che ti sta intorno, hai anche il dovere civile di non soggiogare il resto di noi alla tua ignoranza“. La soluzione sta in un test di accesso al voto, stile quello che viene fatto per l’ottenimento della cittadinanza americana.”

Un concetto questo alla base anche di alcune riflessioni di Wilfredo Pareto ad inizio novecento e che ben si attaglia oggi a quanti si dilettano a mostrare senza pudore alcuno le loro “cecità”…..e non solo.

ALL. GAZZETTA UFFICIALE anno 159, n. 25 del 31.1.2018

 

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