09
ottobre

DDL Lorenzin: Marin “hanno complicato quanto era già complicato, ma ANTLO non si arrende”

Va in questi giorni in approvazione all’Aula della Camera dei deputati il “C 3868” più conosciuto come DDL Lorenzin, già approvato dal Senato ma il cui testo è stato ampiamente modificato dalla Commissione Affari Sociali della Camera stessa. Il provvedimento riguarda una pluralità di argomenti e ciò che più ci riguarda da vicino è collocato nel capitolo del “riordino delle professioni sanitarie” e segnatamente il profilo, il prestanomismo e l’abusivismo odontotecnico.

ANTLO fu audita nell’ottobre dello scorso anno dalla Commissione Affari Sociali con una delegazione composta dal Presidente Massimo Maculan e dal Responsabile Relazioni Istituzionali, Mauro Marin, illustrando una memoria con relative proposte di emendamenti.

(https://www.antlo.it/Nazionale/Notizie/Attualita/DDL_Lorenzin_ANTLO_Camera_profilo_prestanomismo_vario_abusivismo-1676).

Abbiamo chiesto a Mauro Marin, alcune considerazioni sul provvedimento in esame.

Quale è il giudizio del testo del DDL Lorenzin che va in votazione alla Camera?

“Per ANTLO ci sono molte ombre con importanti criticità e pochissime luci. Non appena licenziato dalla Commissione Affari Sociali abbiamo  avviato le  opportune azioni per correggere un testo che certamente non giudichiamo positivamente.”

Quindi l’audizione e le successive azioni svolte non hanno sortito alcun effetto?

“Su prestanomismo e abusivismo odontotecnico sono state introdotti come da noi richiesto alcuni provvedimenti  seppur non nella misura da ANTLO richiesta. Sul profilo invece non solo non sono stati accolti i nostri emendamenti ma, modificando l’iter precedente, sono state addirittura introdotte alcune complicanze di rilevante criticità”

Eppure si riconosce alle associazioni la facoltà di richiedere al Ministero della salute di avviare l’iter del profilo, Ministero che dovrà esprimersi entro sei mesi.

“Il Ministero della salute dal 2000 ad oggi, amministrato da diversi Ministri di diversi Governi e maggioranze politiche, non si è dimostrato mai contrario ad avviare l’iter del profilo. Introdurre questa modifica, che può essere valida per altre categorie, significa per gli odontotecnici partecipare ad una ennesima puntata, la terza, di un tragico gioco dell’oca che ormai data ben 17 anni, non riconoscendo i percorsi già fatti nel 2001-2 con il DLGS 502/92 e nel 2007 con la Legge 43/2006, per una normativa che si appresta a compiere i 90 anni di età”.

Questa è la criticità evidenziata da ANTLO?

“No, questa non è la più grave. Ci sono altre criticità nelle modifiche apportate all’iter già previsto dall’art. 5 della Legge 43/2006 che già tante complicazioni ha comportato alla definizione del profilo. D’altra parte non potendo eliminare la cosiddetta “legislazione concorrente Stato-Regioni” come prevedeva il referendum sulle riforme costituzionali del 4 dicembre 2016 – legislazione concorrente che di fatto ha costituito la tomba del profilo – si è complicato ulteriormente quanto di per sé era già complicato”.

Tutto ciò ha conseguenze anche sul piano della difesa dello spazio professionale.

“Assolutamente si e vista la situazione in essere del nostro contesto di riferimento e quanto va profilandosi dalla cosiddetta “industry 4.0” come più volte indagato e analizzato anche in pubbliche occasioni da ANTLO, questa è la conseguenza più negativa della mancata approvazione del profilo, come da tempo denunciamo.”

Una battaglia quindi persa per gli odontotecnici?

“Si dice che “è finita quando è finita” e non è nel nostro DNA arrenderci facilmente tant’è che da subito ci siamo messi in moto per le opportune azioni correttive e se queste non dovessero avere successo ci riproveremo ancora con maggior impegno. L’attività sindacale non può mai prescindere, soprattutto per categorie deboli come gli odontotecnici, da una qualità imprescindibile: la tenacia”.

Se la Camera dovesse approvare il testo licenziato dalla Commissione, potrebbe però accorrere in nostro soccorso l’esiguo tempo a disposizione per l’approvazione definitiva in Senato.

“Vorrei ricordare che la legge 43/2006 fu approvata dal Senato nel dicembre 2005 e definitivamente dalla Camera alla fine di gennaio 2006. A fine Legislatura il Parlamento tende ad approvare il maggior numero di provvedimenti, sempre che ci sia accordo fra i gruppi parlamentari. Noi dobbiamo contare solo sul successo delle nostre iniziative ed in tal senso abbiamo già avviato iniziative nei confronti del Senato, oltre ovviamente a puntare al dibattito dell’Aula della Camera.”

le aziende comunicano

editoria

area soci

Registrati
Hai dimenticato la password? Reimpostala