19
ottobre

Convegno ANDI sulla sanità integrativa: finalmente qualcosa di positivo si muove

Da tempo ANTLO reclama interventi per incentivare gli accessi alle cure odontoiatriche attraverso la defiscalizzazione e la mutualizzazione dei costi delle prestazioni per una serie di fondati evidenti motivi, quali: arrestare il drastico calo degli accessi alle cure e adeguare il livello di salute orale del Paese ed attraverso ciò, alleviare le sofferenze dell’intera filiera del dentale ed in particolare, far tornare sui banchi dei laboratori odontotecnici il lavoro.

 

Come noto, ANTLO ha in più sedi e occasioni pubbliche richiesto l’organizzazione di una Conferenza sull’Odontoiatria da parte del Ministero della salute proprio per dibattere e trovare soluzioni adeguate a superare la perdurante crisi strutturale dell’odontoiatria, richiesta dapprima osteggiata e che poi si è tradotta in un convegno realizzato nell’ultimo Expodental che comunque ha avuto il pregio di mettere intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati e concordare sulla necessità di incentivare gli accessi alle cure odontoiatriche.

 

Ora anche ANDI, la maggiore associazione odontoiatrica, con il Convegno organizzato all’Auditorium del Ministero della salute, scende formalmente in campo sul terreno della sanità integrativa (una delle forme di mutualizzazione dei costi), dichiarando che questa è una vera e propria “necessità della popolazione”.

 

Convegno organizzato il 12 ottobre u.s., stesso giorno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo cui però sono occorsi solo 69 giorni per scoprire l’America da quando era partito da Palos.

 

All’ANDI sono occorsi vari anni in più, ben 15 da quel novembre 2002 (6 anni prima della crisi innescata dai “subprimes” negli USA) dove un Congresso Politico presso il Cinema Capranica di Roma, dal titolo “Governare il cambiamento”, aveva individuato nelle forme di mutualizzazione dei costi il terreno sul quale giocare non solo le chances degli odontoiatri ma dell’intera filiera del dentale, che non a caso aveva sostenuto con forza quella scelta strategica.

 

E’ stato bello quindi, nel Convegno ANDI di qualche giorno fa, vedere coloro che si erano all’epoca messi alla testa di quanti ostacolarono strumentalmente la scelta strategica del 2002, tessere ora le lodi dell’iniziativa sulla sanità integrativa.

 

Quindici anni, purtroppo, persi inutilmente a totale svantaggio degli stessi odontoiatri, dell’intera filiera del dentale e soprattutto dei cittadini e come onestamente detto in apertura dal Presidente ANDI, dott. Gianfranco Prada, molte sono state le resistenze in casa ANDI e quindi va a merito dell’attuale dirigenza essere riuscita a superarle positivamente.

 

Va comunque precisato che la mutualizzazione dei costi di cui la sanità integrativa è solo uno dei possibili strumenti – secondo ANTLO-  riguarda, in soldoni, quanti possono permettersi, in virtù di contratti aziendali e di lavoro e soprattutto in virtù delle proprie capacità di reddito, di aderire a queste forme di “terzo pagante”.

 

Ne rimangono escluse le fasce meno abbienti della popolazione su cui si dovrà – sempre secondo ANTLO - riprendere il discorso della defiscalizzazione delle prestazioni, casomai per individuare tipo di prestazioni e classi di reddito per escludere un peso eccessivo sul bilancio pubblico, allargando a quanti “incapienti” gli attuali LEA (Livelli essenziali di assistenza).

 

Temi questi, superficialmente accennati prima, che dovevano essere oggetto proprio di quella Conferenza Nazionale sull’Odontoiatria richiesta a gran voce da ANTLO che reitererà all’inizio della nuova Legislatura.

 

Per il momento accogliamo con grande interesse e favore la scelta ANDI sulla sanità integrativa, sperando che presto si superino positivamente tutti gli ostacoli evidenziati nel Convegno.

 

Tanti e di spessore gli interventi che si sono succeduti tra i quali menzioniamo quello del Prof. Sabino Cassese sui perduranti ostacoli che impediscono ancora oggi alla sanità integrativa di dispiegare tutte le sue potenzialità, soffermandoci in particolare sulla relazione del dott. Roberto Callioni, già Presidente ANDI ed attualmente Vice Presidente di Confprofessioni e Responsabile del Servizio Studi ANDI.

 

In allegato pubblichiamo tutte le slides su cui il dott. Callioni ha articolato la sua relazione così ricca di interessanti dati macroeconomici e non solo, ringraziando ANDI della cortese disponibilità dimostrataci nell’invitarci al Convegno e nel fornirci i suddetti dati e per questo informiamo quanti hanno la bontà di leggere questa news che “il materiale (di cui all’allegato) resta proprietà intellettuale dell’Associazione (ANDI) e non può essere diffuso senza preventiva autorizzazione.”

 

I principali dati della relazione Callioni

 

Il PIL (Prodotto interno lordo) italiano dopo i segni negativi del 2008 (-1,1), del 2009 (-5,5), del 2012 (-2,8) e del 2013 (-1,7) ha imboccato dal 2014 un trend positivo (nel 2017 si potrà attestare intorno al 1,5) che però rimane ancora sotto di 6% rispetto al 2007, il che significa che ogni italiano deve ancora recuperare 2.800 Euro annui per tornare ai livelli pre-crisi.

 

Il livello dei consumi nel primo trimestre 2017 ha registrato un +1,3%, rimanendo però oltre 3 punti sotto ancora a quello del 2007, mentre le condizioni di povertà assoluta sono raddoppiate passando dai 2,4 milioni del 2007 ai 4,7 milioni nel 2016.

 

Il tasso di disoccupazione era del 5,7% nel 2007, arrivando nel luglio 2017 a 11,3% e se gli occupati sono tornati ai livelli pre-crisi (2007) è aumentata l’incidenza del lavoro a part-time (dal 14 al 19%) mentre le retribuzioni lorde di fatto restano al palo (-0,3% nel secondo trimestre 2017 rispetto all’anno precedente).

 

Essendo il ceto medio definizione di carattere sociologico, la relazione ha fatto ricorso a indagini ISTAT in cui erano presenti dati riguardanti la rinuncia alle cure odontoiatriche e altri indicatori da cui dedurre il ceto di appartenenza.

 

Si deduce che il ceto medio rappresenta il 40% della popolazione con reddito medio individuale calcolato (2015) fra 8.192 e 17.694 euro.

 

Tra coloro che hanno risposto (dai 15 anni in su) alla domanda se hanno avuto bisogno di andare dal dentista ma che poi hanno rinunciato, l’88,3% ha risposto di NO, l’11,7% ha risposto di SI ma l’11,1% ha dichiarato di aver poi rinunciato alle cure. L’87% ha dichiarato di aver rinunciato alle cure perché non poteva permettersi di pagare. Chi ha rinunciato appartiene alla fascia più bassa del ceto medio e a quella più alta della popolazione povera. Tra gli occupati hanno rinunciato di più gli autonomi a part time.

 

Esiste una discriminazione fra Fondi sanitari, fra quelli che possono godere delle detrazioni fiscali (dipendenti e loro familiari) e quelli che non possono (autonomi) che si riflette ovviamente nella fruibilità del fondo.

 

La spesa per prestazioni odontoiatriche rispetto alla spesa sanitaria totale incide per 27,9% nel 2015 e del 25,9% nel 2016 con, in quest’ultimo anno, l’86,1% per il dentista e 13,9% per protesi e apparecchi ortodontici.

 

Il 43,6% di coloro che hanno dovuto rinunciare al dentista è affetta da malattie croniche, mentre il 23% ha cattive condizioni di salute.

 

La piramide demografica italiana vedeva nel 1971 una popolazione in espansione con elevata percentuale di giovani. Nel 2016 si nota una decrescente frazione di giovani ed un incremento degli anziani. Crescono i giovani che devono rimanere in famiglia mentre in calo sono i giovani occupati.

 

Il SSN (Sistema Sanitario Nazionale) subisce il combinato disposto di fattori negativi:

-      meno risorse a disposizione;

-      allungamento vita media e incidenza di malattie croniche dovute all’invecchiamento;

-      aumento delle richieste di prestazioni dovuto da una maggiore informazione

 

Domanda: una sistema sanitario a copertura universale può garantire equità in presenza di maggiori diseguaglianze?

 

Negli ultimi 10 anni la capacità assistenziale del SSN si è contratta dal 92% del 2006 al 78% del 2016 e a farne le spese sono i cittadini più fragili.

 

Esiste una alternativa fra il rinunciare alle cure o pagare di tasca propria: la sanità integrativa (sempre per quanti se lo possono permettere. ndr).

 

Il 39,5% della spesa sanitaria privata riguarda le cure odontoiatriche, per le quali non esiste – salvo particolarità – assistenza da parte del SSN.

 

Per le attuali limitazioni sull’integrativa, la spesa privata sanitaria dai 503 Euro attuali arriverà ai 688 Euro nel 2025.

 

Se invece la spesa sanitaria integrativa dal 14% attuale arrivasse al 40-50%, la spesa sanitaria privata dagli attuali 503 Euro passerebbe ai 344 Euro

 

Allegato

 

 

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